Partiamo dal principio, quello che viene definito logo, in realtà è l’abbreviazione di logotipo, ossia la rappresentazione grafica di un marchio (brand) che definisce un’azienda o una persona fisica.

Progettare un logo non è cosa semplice, poichè si devono seguire specifiche linee guida dettate dal cliente, dal suo settore di attività e soprattutto dallo studio del logo stesso.
Ma alla domanda “Come deve essere un logo?“, le prime informazioni indispensabili che a mio avviso servono ad identificarne lo sviluppo sono 3:

  1. Essenziale. Anni fa, la grafica veniva caricata di elementi e di colori, oggi invece vince il minimalismo e la regola del “less is more” (meno è più). Questo concetto di semplicità infatti, consente di avere un logo il cui scopo finale è quello di essere riconoscibile ed identificabile subito, senza fronzoli o ornamenti.
  2. Adattabile. Un logo che si rispetti deve essere applicabile su qualsiasi tipo di superficie, dalla carta al web, fino ai prodotti pubblicitari più disparati (cd, penne, vele, cartelli stradali, maglie, ecc.), il tutto senza perdere la sua identificabilità.
  3. Idoneo. Il cliente che commissiona un logo possiede una sua attività che vuole rappresentare e far conoscere a clienti, di conseguenza il logo dovrà essere in linea con lo stile aziendale, ma ciò non significa obbligatoriamente che se il cliente in questione vende finestre, il logo debba essere rappresentato per forza dal disegno di una finestra (a meno che non vi obblighi il cliente stesso). A conferma di ciò, pensate ad esempio al logo della Apple, anche se vende prodotti informatici, il logo della mela non identifica affatto il loro settore.

Creazione del logo

Tenendo a mente questi primi tre concetti, si comincia a fare sul serio con una serie di accorgimenti che personalmente ho suddiviso nelle seguenti 7 voci:

  1. Il brief con il cliente. Dopo essersi seduti a tavolino il cliente esporrà tutte le sue richieste e già qui possono insorgere i primi paletti, poichè ovviamente non tutti i clienti sono uguali. Finchè trovate quelli che sanno relazionarsi con chi deve gestire la loro pubblicità avrete vita facile, ma per altri dovrete armarvi di pazienza e fare loro un vero e proprio interrogatorio, sia dal punto di vista personale che aziendale. Cercate di catturare tutte le parole chiave che verranno fuori e che si ripeteranno durante il brief, perchè saranno la base con cui sviluppare il logo.
  2. Le prime bozze. Il buon vecchio sistema “carta e penna” funziona sempre, anche se stiamo parlando di un logo che poi sarà destinato al settore digitale. Buttare giù le idee ed elaborarle in base al brief avuto col cliente è il metodo ottimale per arrivare a centrare il risultato, è invece sbagliato iniziare fin da subito ad abbozzare il logo direttamente al computer in vettoriale.
  3. Scegliere il font. Anche il carattere da utilizzare vuole la sua parte, talmente importante al punto che è severamente vietato limitarsi all’uso dei soli font preinstallati sul propio computer. Non a caso esistono diverse risorse che permettono di sperimentare soluzioni diverse grazie a siti specializzati come dafont o myfonts. In controtendenza però, anzichè lavorare su un simbolo, previa analisi si può sempre optare per un “wordmark“, ossia un nome caratterizzato da un font (e da un colore) che indentifichi l’azienda stessa e l’accompagni nel tempo.
  4. Bozze concettuali. Fatto ciò, ricordatevi anche che il logo va sempre progettato in bianco e nero, perchè se funziona con questo tipo di abbinamenti, allora sarà più semplice elaborarlo anche con colori diversi. Con le dovute elaborazioni, generalmente al cliente si presentano sempre un minimo di 3 bozze diverse tra cui scegliere.
  5. Scelta dei colori. Altro fattore importante ai fini estetici è la scelta e l’abbinamento dei colori, i quali saranno selezionati sulla base di criteri ben specifici come preferenze del cliente, tonalità, sfumature, ecc..
  6. Confrontatevi. Eseguite le modifiche richieste dal cliente, anche se sono contrarie alle linee guida e agli anni di studi che avete impiegato. Ma soprattuto, esponete il vostro lavoro anche a persone esterne per avere dei pareri diversi, ciò vi servirà per farvi sapere come viene “letto ed interpretato” il vostro risultato a più di un paio di occhi “nuovi”.
  7. Le mode sono passeggere. Un logo deve avere una sua longevità nel tempo e non è come un paio di scarpe, quindi evitate di seguire certe mode grafiche che decadono nel giro di poche stagioni, vi ritrovereste con un lavoro fuori contesto. Spesso, fare cose diverse dalla massa è la giusta via per diversificarsi.