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WordPress più il plugin WooCommerce è una combo perfetta per mettere in piedi un signor e-commerce e vendere online prodotti o servizi, inoltre, per cominciare a vendere i metodi di pagamento già integrati sono il bonifico bancario, i pagamenti con assegno, quelli alla consegna ed infine PayPal. Mi soffermo su quest'ultimo oggi, perché è principalmente quello più usato da chi fa acquisti online e merita un dettaglio degno di nota quando lo si deve configurare con WooCommerce.La sua configurazione infatti è piuttosto semplice, ma come facciamo a sapere se durante il processo di acquisto di un utente che paga con PayPal fila tutto liscio? Di certo non possiamo darlo per scontato perché anche se "tendenzialmente" dovrebbe funzionare tutto, i problemi tecnici sono sempre dietro l'angolo, e di certo non conviene fare delle prove ufficiali con prodotti reale perché ci rimetteremmo dei soldi veri.

La soluzione è Sandbox di PayPal

A questo dilemma però è PayPal stessa che ci offre un'opportunità d'oro per eseguire una prova del nove gratuita nel testare i pagamenti online di PayPal con WooCommerce fino alla fine del processo di acquisto. Questo sistema di PayPal si chiama Sandbox e, una volta creato un account Business per il vostro e-commerce, creerà automaticamente due account di prova, rispettivamente uno per il venditore ed uno per l'acquirente.
Si comincia innanzitutto creando un account da sviluppatore che ci consentirà di creare poi quei due account fittizi citati poco fa, per farlo ci si dirige al link Developer di Paypal. Arrivati al pannello di controllo, troverete un menu a sinistra con la voce Sandbox > Account, qui potrete subito notare che PayPal vi ha già automaticamente creato due account con due rispettivi indirizzi email fittizi, entrambi riportano un'etichetta: Personal e Business.

Contact Form 7 è un gran plugin di WordPress usato per la crezione dei moduli di contatto, funziona alla grande ma talvolta può generare un errore che sembra all'apparenza strano ma che in realtà è semplicissimo da risolvere. Quello piuttosto comune è l'errore di configurazione delle intestazioni addizionali, il quale restituisce il messaggio "La sintassi per l’indirizzo di posta nel campo Reply-to non è valida.".

Questo errore compare a video nella scheda

La recente normativa sulla privacy è stata una gran seccatura, scusate la franchezza ma è così, questo perché purtroppo come sempre qualche furbetto ha fatto un uso spropositato dei dati degli utenti e l'Unione Europea ha deciso così di correre ai ripari facendo di tutta l'erba un fascio e costringendo così tutti ad adeguarsi in un determinato modo. In parte ci può anche stare, in questo articolo ho deciso di spiegare come configurare Cookiebot su WordPress, uno dei plugin che più si avvicinano nel mettere a norma un sito web.

Cookiebot è un plugin ben fatto che nella sua verisone gratuita "regolarizza" (lo metto tra virgolette perché è ovviamente da prendere con le molle trattandosi di norme legislative) un sito WordPress fino a 100 pagine. Attenzione però, perché nel

Scrivere un blog aziendale è un grosso impegno, anzi diciamo che in certi casi è un lavoro parallelo e sapere se questo lavoro viene letto e da quanti utenti offre quantomeno una soddisfazione postuma, soprattutto perché ti permette di capire anche quali argomenti scrivere e come incentrare le campagne pubblicitarie. Questo articolo infatti serve a sapere come monitorare e visualizzare le visite degli articoli del tuo blog di WordPress, così facendo infatti sia tu che i tuoi lettori potete vedere anche il numero di volte che quell'articolo viene letto, il che offre anche una certo valore.

Si tratta di una funzionalità abbastanza nota che mostra il coinvolgimento degli utenti che arrivano sul tuo singolo articolo e per integrarla bastano 3 semplici passaggi, ossia

Per chi sviluppa con WordPress, è inevitabile che prima o poi si ritrovi, per cause di forza maggiore, con una schermata bianca di errore chiamata WSD, ossia White Screen of Death. Sostanzialmente, si tratta di una risposta di WordPress ad un errore che può essere generato da vari fattori come temi, plugin, sintassi nel codice PHP o database e viene mostrato sia ai visitatori del sito che all'amministratore stesso. Come è facile capire, essendoci una serie infinita di possibilità, risalire alla fonte diventa praticamente una ricerca infinita tra le migliaia di righe di codice, ed è per questo motivo che ci viene in aiuto la modalità debug di WordPress (WP_DEBUG).

La modalità di debug, che andrebbe attivata

La domanda delle domande è la seguente: "Conviene usare WordPress per realizzare un e-commerce?" E la risposta è questa: "Si, ma con una certa riserva"

A parte questo breve preambolo in stile Marzullo, il concetto di base è che chiunque venda prodotti o servizi in un negozio fisico e possiede già o vuole sviluppare un nuovo sito, vuoi o non vuoi ha sempre la volontà di aumentare i guadagni puntando anche sulla vendita online, e la via più diretta e semplice è quella di creare un sito e-commerce.

Le pagine 404 sono una questione seria, chi le sottovalute sbaglia, e anche tanto, perché ritrovarsi errori simili in un sito aziendale equivale a perdere  credibilità dinanzi al proprio cliente che sta visitando il sito, e ne consegue anche una silenziosa penalizzazione dal punto di vista SEO, poiché Google e gli altri motori di ricerca non trovando più quei contenuti, prendono provvedimenti a riguardo.

In un precedente articolo avevo trattato la questione su come risolvere gli errori della pagina 404 e, poiché i siti, così come i loro contenuti sono sempre molto dinamici, è più che possibile che con il passare del tempo qualche pagina venga spostata, rinominata o cancellata.

Immagina di essere un visitatore, cosa fai quando arrivi su una pagina che non esiste, ossia la classica pagina 404 che ti avvisa che la pagina non esiste? Semplice, la chiudi, e se lo fai tu lo faranno anche i tuoi visitatori. Teoricamente non c'è nulla di male in quest'azione, ma ai fini della credibilità del tuo sito e, non meno importante, ai fini dell'indicizzaizone SEO, questa cosa è veramente meglio che non accada.

Scoprire se nel vostro sito esistono delle pagine di errore è abbastanza semplice

Un'altra risorsa utile nel mondo di WordPress potrebbe essere quella di aggiungere un'icona al menu del sito, nello specifico di questo articolo l'esempio sarà quello di aggiungere un'icona in una delle voci del menu, poiché se il tema scelto non possiede tale funzione, allora questa funzionalità diventa applicabile a tutte le altre voci.

La prima cosa da fare è naturalmente quella di procurarsi (o realizzare di vostro pugno) l'icona desiderata in PNG. In questo esempio fingeremo di voler aggiungere un'icona alla voce del menu "Documenti" e la rinomineremo in