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Anche se nessuno conosce l'algoritmo che la compone, la SEO è in continua evoluzione e, per tutti i possessori di un sito web i primi posti nel ranking di Google sono un obbiettivo che fa gola. Arrivare lassù in cima però non è semplice, richiede investimenti di denaro e di tempo, e dato che Google domina nel panorama dei motori di ricerca, diventa inevitabilmente vitale conoscerne gli sviluppi.

Questo articolo quindi è la dimostrazione di come si dovrebbero conoscere almeno i seguenti elementi della SEO di Google.

L'indicizzazione SEO è importante, di certo vitale dopo aver sviluppato un sito web, anche perchè come dicono sempre: "Puoi fare il sito più bello e funzionale del mondo, ma se non investi nella SEO nessuno ti troverà". Detto ciò però, talvolta si può creare anche qualche caso contrario, ossia la necessità di non fare indicizzazione, nello specifico ciò avviene soprattutto per pagine mirate di alcuni siti, anche perchè farlo continuamente per l'intero sito sarebbe un po' come suicidarsi.

Le pagine che generalmente non devono essere indicizzate possono essere diverse e per svariati motivi, un classico esempio potrebbe essere la pagina di ringraziamento dopo l'avvenuta prenotazione o pagamento, poiché sono pagine che possiedono un testo statico standard che non necessariamente interessa ai fini SEO. Tendenzialmente esistono anche molti plugin sul repository di WordPress che permettono ciò, ma poichè anche in questo caso c'è la possibilità di risolvere con pochi click e in pochi minuti, è inutile aggiungere un plugin.

Sostanzialmente, quello che andremo a fare è aggiungere

L'anno nuovo arriva con una notizia da parte di Google che fa intendere già da che parte tira il vento. Si tratta infatti di una decisione inerente la sicurezza e l'affidabilità di un sito che il motore di ricerca ha deciso di far diventare un elemento significativo proprio a vantaggio dei navigatori del web. Da Gennaio 2017 infatti, rendere il proprio sito affidabile installando il certificato SSL diventerà fattore di ranking per scalare le classifiche e non essere penalizzati da Google.

In realtà, non è neanche una mossa a sorpresa, poichè già da qualche mese Google aveva cominciato ad "avvantaggiare" tra i risultati di ricerca, i siti che avevano convertito il loro precedente protocollo HTTP (HyperText Transfer Protocol) in

L'unica cosa che possiamo fare con il web è corrergli dietro, ed anche se sappiamo già che si tratterà di una rincorsa senza una fine, oggi rientrare negli standard del web è l'unico modo che abbiamo per far si che il nostro sito sia presente nei motori di ricerca come Google e soprattutto, cosa ancor più importante, non venga penalizzato.

Già, perchè come ho scritto tempo fa sulla decisione di Google di posizionare al primo indice quello mobile, oggi se desideri che il sito della tua attività non venga escluso o declassato dalle ricerche, sei obbligato ad avere un sito web ottimizzato per il mobile perchè

In questo articolo vedremo come indicizzare un sito su Google, nello specifico, tratteremo tutti i primi step che devono essere eseguiti affinchè Google "legga" il sito ed inizi ad indicizzarlo sul motore di ricerca. Si tratta quindi di una guida per coloro che hanno messo online il loro sito da poco ed ancora lo stanno cercando tra i risultati di Google, ricerca che, purtroppo per loro, non è detto che vada a buon fine perchè Google richiede inizialmente una serie di operazioni affinchè possa aggiungerlo in elenco.

Senza l'indicizzazione infatti, Google non potrà mai mostrare i vostri contenuti nei suoi risultati di ricerca per parole.

La notizia è fresca di pochi giorni ed arriva direttamente dai piani alti di casa Google, che ha annunciato il suo passaggio verso il Mobile First Index, ciò significa in maniera molto netta, che da questo momento il noto motore di ricerca, nell'analisi dei due dfferenti indici, ossia tra quello desktop e quello mobile, renderà principale quest'ultimo a svantaggio del primo.

Questo avviene per due semplici motivi che col tempo sono diventati conseguenti fra loro, il primo è che

Tutti vogliono essere primi nella vita reale, lo stesso avviene in quella virtuale sui motori di ricerca come Google, dove ogni possessore di un sito fa i salti mortali per arrivare e restare in prima posizione il più possibile. Fondamentalmente, ciò che genera questa classifica è il complesso algoritmo di Google, il quale include molti fattori di posizionamento, con "molti" si intendono ben oltre 200 elementi e, poichè tale numero potrebbe anche non sembrare così tanto elevato, la verità è che ogni singolo fattore di posizionamento potrebbe avere a sua volta circa 50 variabili. Di conseguenza, dato che la matematica non è un'opinione, con un rapido calcolo otteniamo che 200 x 50 = 10.000 fattori di posizionamento. Tra questi 10.000 elementi, tanto per citarne un paio, troviamo disicuro il responsive e la velocità del sito.

Tornando al titolo di questo post, in base agli studi fatti da esperti SEO e dovendo ipoteticamente stilare una classifica dei primi 3 fattori di ranking di Google, al terzo posto troviamo

Era una notizia che prima o poi sarebbe arrivata e che gli analisti SEO aspettavano da tempo. Google ha annunciato tramite il suo blog ufficiale, di aver modificato il suo algoritmo affinchè dal 21 aprile 2015 i siti responsive, cioè mobile friendly, traggano vantaggio in fatto di posizionamento sul motore di ricerca.

Cosa succede quindi se un sito non è mobile friendly?